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Intelligenza artificiale e etica

- di: Elio Casalino
Elio Casalino

Elio Casalino



Con risoluzione del 16 febbraio 2017, il Parlamento Europeo ha posto raccomandazioni alla Commissione Europea concernenti norme di diritto sostanziale sulla robotica e sulle macchine intelligenti e dotate di gradi sempre crescenti di autonomia, sollevando problemi finora sconosciuti, oltrechè giuridici e di regolamentazione, soprattutto di carattere etico e, indirettamente, filosofico e politico.
La Commissione Europea, a seguito di ciò, nelle sue comunicazioni in data 25 aprile 2018 e 7 dicembre 2018, ha definito la sua visione della Intelligenza Artificiale, finalizzata ad aumentarne la diffusione, preparando i cambiamenti socio economici e assicurando al tempo stesso un quadro etico e giuridico appropriato.
E, quindi, nella stessa primavera del 2018, la Commissione ha selezionato 52 intelligenze “umane” (l’AI HLEG) per fronteggiare la sfida etica dell’Intelligenza Artificiale e per costruire un consenso internazionale per una intelligenza artificiale umano-centrica, nel presupposto che lo sviluppo della robotica, androidi e altre manifestazioni di intelligenze artificiali sembra essere sul punto di condurre l’umanità verso una nuova rivoluzione industriale, in grado di trasformare le abitudini di vita e lavorative dell’Uomo e di giungere alla vittoria sull’invecchiamento e alla speranza di un allungamento della vita o dell’immortalità. Gli scenari che si stanno delineando, se da un lato esaltano le fantasie e l’eccitazione degli scienziati, dall’altro cominciano a delineare problemi inquietanti e gravi sul piano etico, filosofico, religioso, determinati dal passaggio, delle nuove tecnologie e algoritmi, dai “Robot non autonomi ed etero diretti” a “Robot autonomi e intelligenti”, dotati di capacità decisionale e di autocorrezione dell’errore, laddove l’autonomia del Robot può essere definita come la capacità di prendere decisioni e attuarle nel mondo esterno , indipendentemente da qualsiasi controllo o sollecitazione esterna e umana.
Ciò pone innanzitutto riflessioni di ordine giuridico, che conducono verso una nuova branca del diritto e che sollevano interrogativi relativi alla personalità e soggettività giuridica di tali Robot o Androidi, della responsabilità delle loro azioni, della loro capacità (da una notizia del 2017 l’Arabia Saudita avrebbe concesso la cittadinanza all’androide Sophie - robot umanoide- mentre il Parlamento Europeo proponeva il riconoscimento della “personalità elettronica” per i robot intelligenti e autonomi).
Ma le vere e più importanti riflessioni sono altre!
L’intelligenza artificiale ha più probabilità di aiutare la specie umana o di annientarla?
E, allora, affiora la domanda più inquietante: cosa succederebbe se dovesse sfuggire la capacità di verifica delle intelligenze artificiali autonome e se l’intelligenza artificiale dovesse superare quella umana?
La scienza e le biotecnologie hanno iniziato a sostenere che le sensazioni e i sentimenti sono “algoritmi complessi” e quando ascoltiamo una sensazione o un sentimento, in realtà, stiamo seguendo le indicazioni di un algoritmo: stiamo, quindi, sviluppando algoritmi superiori che condurranno alla possibilità di analizzare quantitativi astronomici di dati, che nessun umano potrebbe mai affrontare, per condurre infine ad una “conoscenza di sé” artificiale, meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.
I nostri sentimenti e le nostre sensazioni sicuramente non sono infallibili e perfetti, ma sono certamente reali, non riproducibili fuori di noi ed efficaci più di ogni altro punto di riferimento,perché contengono in sé l’intuito, la percezione sensoriale e l’assimilazione della realtà, come elemento individuale e difficilmente ripetibile e quindi non programmabile, in quanto denso di sfumature e variazioni sensoriali infinite che non è dato descrivere in un algoritimo: mancherebbe la possibilità della “descrizione” del piacere, del dolore, dell’emozione, della rabbia, del gusto,dell’amore. Per secoli anche gli scienziati hanno accettato queste linee guida emanate e basate sul sentimento e sulla sensazione del sé (anche nelle grandi scoperte), entrando proprio in contatto con il sé autentico: e questo ha costituito una secolare alleanza tra scienza e umanesimo, mantenendo il delicato equilibrio tra ragione ed emozione, sentimento e coscienza, intelligenza e consapevolezza.
Ma ora l’intelligenza si sta liberando e affrancando dalla consapevolezza e la scienza sta convergendo verso un dogma assoluto e omnicomprensivo che afferma che gli organismi sono algoritmi e che la vita stessa è un processo di elaborazione dati.
Ma allora la vera domanda che ci poniamo è: se è vero che gli organismi umani sono solo algoritmi e la vita è davvero solo elaborazione dati, cosa accadrà quando algoritmi non coscienti né consapevoli, ma dotati di grande e perfetta intelligenza, ci conosceranno meglio di quanto noi conosciamo noi stessi ?
Il problema quindi dell’etica e dell’intelligenza artificiale va comunque molto più in là del problema della previsione etica, di un Codice Etico e dei principi etici da rispettare e inserire nella programmazione di un’intelligenza artificiale, di un robot o di un androide: coinvolge, invece, il futuro e la sopravvivenza della stessa specie umana e del suo modo di essere.
Coinvolge il rapporto con Dio e il rispetto delle leggi divine e della loro impostazione. Fin dove potremo arrivare e quando fermarci?
L’Uomo potrà un giorno avvicinarsi o trasformarsi in Dio? E sarà giusto invertire e contrastare la legge della programmazione divina, sostituendola con la programmazione umana e tecnologica, gestita dall’uomo?
In alcune parti del mondo, già da tempo, giungono infiniti miliardi di dollari per lo studio dell’allungamento della vita e la ricerca dell’immortalità.
E, quando sarà perfezionata la ricerca attualmente in corso (forse già conclusa), dovremo chiederci se, secondo l’Etica Divina, sarà accettabile trasferire il nostro cervello umano su un Hard Disk e impiantarlo poi su un Robot o un Androide: e noi saremo, allora sì, forse immortali, ma imprigionati, con le nostre sensazioni, i nostri ricordi, le nostre emozioni su un Robot, continuando a “sentire” come oggi sentiamo con il nostro cervello.
E l’Anima? Riusciremo a imprigionare anche l’anima in un Robot?
Le macchine di Intelligenza artificiale stanno raggiungendo un grado di perfezione assoluta, ma avranno sempre in sé la più grande imperfezione pensabile: quella di essere “perfette”!
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