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Il fascino unico della bella Époque

- di: Claudia Loizzi

Giovanni Boldini fu definito il pittore della donna moderna, e seppe descriverla nella Belle époque con la sua sensualità, il fascino e l’allure del suo incedere verso il ventesimo secolo.
E’ questo un periodo di gran fermento culturale, artistico e tecnologico soprattutto a Parigi, dove Boldini verrà presto attirato.
Originario di Ferrara, è un precoce artista che non si accontenta mai di quello che impara e sperimenta; prima Ferrara poi Firenze, dove riesce sempre a circondarsi di artisti e delle giuste personalità che gli aprono i salotti bene dell’epoca.
Siamo alla fine dell’800, si sta preparando il terreno anche per il nascente movimento femminista che rivoluziona il ruolo delle donne non solo nella sfera privata ma anche in quella pubblica, in un lungo cammino per il riconoscimento dei loro diritti civili e politici che però avrebbero conquistato solo nel secolo successivo (ndr: nel 1918 le trentenni inglesi voteranno per la prima volta).
Boldini è testimone di questa emancipazione attraverso le sue opere e i suoi quadri, dove coglie il nuovo modo di porgersi della donna nella società, grazie anche ad una moda più moderna che la scioglie dalla rigidità dell’educazione fino a quel momento ricevuta.
E’ corteggiatissimo dalle dame della buona società che ambiscono a essere raccontate nei suoi quadri con eleganza e quel tocco di audacia che si scorge da una spallina che scivola dolcemente al lato della spalla, dal modo di raccogliere le vesti in grembo, dagli occhi di queste dame, che rivolgono lo sguardo di fronte a sé, fiere e sicure della propria femminilità.
Le protagoniste dei quadri di Boldini diventano delle vere e proprie dive agli occhi di chi le guarda. 
Con la sua eccezionale abilità pittorica unita ad un ricco repertorio di pose ricercate, con pennellate energiche e sfilacciate che raccontano di abiti fruscianti, merletti, e piumati ventagli, Boldini è riuscito a celebrare la voluttuosa eleganza delle elite della Belle époque: donne famose come Donna Franca Florio, dama corteggiatissima dai grandi del tempo come lo  Zar Nicola II.
Olivia Concha Subercaseaux  in un abito rosa le cui pennellate fanno risaltare tutti i riflessi della seta e del velluto così come la freschezza dei fiori appena recisi.
Lady Colin Campbell, poetessa aristocratica nonché donna emancipata che osò sfidare l’ipocrisia delle consuetudini sociali dell’età vittoriana, accusando il marito infedele di averle trasmesso la sifilide a seguito del suo vizio di frequentare prostitute e, ferita nel corpo e nell’orgoglio, richiese il divorzio suscitando lo scalpore di quella società bigotta e puritana.
La marchesa Luisa Casati, una delle donne più eleganti della sua epoca, protagonista delle cronache mondane, fu una leggenda vivente, una femme fatale ma anche importante collezionista d’arte e mecenate, nonché musa ispiratrice per altri numerosi pittori.
Ritratta con un elegante abito nero e accompagnata dal suo levriero, simbolo di emancipazione e indifferente alle regole sociali alle quali veniva educata in quel tempo una signora.
Il mondo ritrattista di Boldini non è costellato soltanto da figure femminili, ma anche da quelle maschili, come Robert de Montesquiou, la moderna incarnazione del dandy baudelairiano, una vera icona di eleganza dell’epoca, ritratto mentre osserva il suo bastone da passeggio, incurante dello spettatore che lo guarda, ma concentrato su se stesso, vero prototipo di un esteta decadente, da cui Joris Karl Huysmans prese spunto nel tratteggiare il suo esteta des Esseintes in À rebours, romanzo capostipite del decadentismo.
Tutt’altra “presenza scenica” il ritratto di Giuseppe Verdi, il cui sguardo sembra fissare fino a quasi penetrare quello dello spettatore, ne rivela un attento studio non solo sulle fattezze del musicista, ma anche sulla sua caratterizzazione psicologica, che restituisce una immagine energica e vibrante grazie anche al suo abbigliamento curato e mondano: Verdi indossa un paltò, una tuba nera e una sciarpa di seta bianca a testimoniarne l’estro artistico.
Una immagine di Verdi così armonica, solida ed elegante da diventare icona.
La sua passione per il glamour delle belle dame dei salotti bene, non fa altro che trovare la giusta strada a Parigi con la complicità delle creazioni dei grandi couturier come Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot  creatori di abiti che consentano anche alla donna finalmente autorevolezza e “una quasi autonomia” prima sconosciuta che trovano in Boldini un complice in questa nuova visione della donna come femme fatale: dolcezza mista a sensualità, senza ostentazione.
A Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 2 giugno 2019, la mostra indagherà dunque, per la prima volta, il lungo e fecondo rapporto tra Boldini e il sistema dell’alta moda parigina e l’influenza che questo ebbe anche su pittori come Degas, Sargent, Whistler e Paul Helleu. 
La donna della Belle époque diventa paradigma di modernità e stile, non solo musa ispiratrice di pittori ma anche degli scrittori di quel tempo : “chi è l’uomo che, per la strada, a teatro, al Bois, non ha goduto in maniera disinteressata di un abito sapientemente coordinato, fissando un’immagine inseparabile della bellezza di questo e di colei che lo indossa e facendo della donna e dell’abito una totalità inseparabile?” si interrogava Baudelaire.
Così nel percorso della mostra si alternano i letterati dell’epoca che tanto hanno apprezzato la grandezza della moda come forma d’arte da Baudelaire a Wilde, da Proust a D’Annunzio.
Attraverso l’arte, la moda e la letteratura, il visitatore potrà immergersi nell’atmosfera fatta di mondanità, charme, sinuosa civetteria della Belle époque.

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