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Docente ucciso: Paesi musulmani boicottano i prodotti "made in France"

- di: Jean Aroche
 
Ha sbagliato chi, peccando di eccesso fiducia nel prossimo, pensava che raccogliesse unanime riprovazione in tutto il mondo l'uccisione del professore francese, Samuel Paty, decapitato da un giovane fanatico musulmano di origine cecena per avere mostrato in classe alcune delle vignette ironiche su Maometto.
Questa attesa levata di scudi contro il terrorismo islamico non è accaduta e già nelle ore successive alla morte del docente (i cui ultimi istanti di vita sono stati filmati dal suo carnefice che ha postato un video sui social, mostrando anche la testa di Paty spiccata dal collo) posizioni anti-occidentali, spesso minoritarie, hanno ripreso vigore. È successo in Tunisia, con un deputato espressione del partito confessionale Ennahdha, Rached Khiari, che già distintosi per posizioni anti-francesi, ha continuato chiedere ai suoi connazionali di prendere parte ad una crociata contro Parigi.

Il deputato, non nuovo a posizioni estreme, è arrivato al punto di etichettare come ''figli bastardi della Francia'' quanti, tra i tunisini, non lo affiancheranno nella battaglia contro Macron e il suo Paese. Il pensiero di Khiari è semplice, almeno ai suoi occhi: ''L'offesa al Messaggero di Allah (Maometto, ndr) è il più grave dei crimini e colui che commette si deve fare carico delle sue conseguenze, sia esso uno Stato, un gruppo o un individuo''.

La morale delle parole di Khiari (che comunque condivide queste posizioni estreme anche con altri deputati tunisini) è che in fondo il professore Paty se l'è cercata e che, quindi, ha solo raccolto quanto aveva seminato. L'uccisione del docente ha comunque ricompattato un intero Paese intorno ai temi della difesa della laicità dello Stato e contro ogni rigurgito di terrorismo di matrice islamica. E questa posizione è stata ulteriormente rafforzata dalla decisa presa di posizione del presidente Macron che, in occasione della commemorazione di Samuel Paty, ha detto che non intende ''rinunciare alle caricature'', facendo quindi della difesa della libertà di espressione un altro dei bastioni del suo modello di Francia.

La contrapposizione tra la Francia e chi ha trovato ''normale'' che un professore sia stato ucciso per avere osato mostrare in aula le vignette di Charly Hebdo nell'ambito di una lezione sulla tolleranza ora si è spostata su un altro livello e sta avendo vasta eco sui social, che si stanno facendo portavoce, in alcuni Paesi musulmani, di una campagna che si propone il boicottaggio dei prodotti francesi. Le proposte di boicottaggio sono partite Turchia, Iran, Giordania e Kuwait e certo non ha contribuito a fare scemare la protesta una nota ufficiale dell'ascoltata Organizzazione per la cooperazione islamica che, senza mai menzionare espressamente Emmanuel Macron, ha deplorato "le parole di alcuni funzionari francesi (...) che potrebbero danneggiare le relazioni franco-musulmane".

Spesso queste campagne cadono nel nulla, trasformandosi in appelli di facciata. Ma questa volta la situazione potrebbe dimostrarsi diversa. Due delle più importanti catene di distribuzione in Qatar, Al-Meera e Souq al-Baladi, hanno reso noto che "ritireranno" i prodotti francesi dai loro negozi "fino a nuovo avviso". Anche le istituzioni universitarie sembrano essere sensibili alla crociata anti-francese.

Come l'Università del Qatar che ha annunciato il rinvio, sine die, della settimana culturale francese dopo “l'attacco deliberato all'Islam e ai suoi simboli”. Che il fronte della protesta più dura contro la Francia si sia formato nei Regni petroliferi del Golfo - vessilliferi della ''lettura'' più ortodossa dell'Islam - è confermato ad un altra significativa adesione alla campagna di boicottaggio. Secondo l'Afp, in Kuwait alcuni negozi hanno già ritirato dai loro scaffali i prodotti francese.

E, come se non bastasse, il vicepresidente della Federazione kuwaitiana delle cooperative, Khaled al-Otaibi, ha confermato che una sessantina di affiliati, che costituiscono i principali distributori nel Paese, si stanno preparando a boicottare i marchi francesi. Infatti, secondo al-Otaibi, "formaggi, creme e cosmetici" sono già stati "restituiti agli agenti autorizzati in Kuwait". Sempre dal Kuwait è giunta notizia che 430 agenzie di viaggio hanno sospeso le prenotazioni dei voli per la Francia.
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