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L'economia etica di Papa Francesco

- di: Roberto Pertile

Attualmente, in Italia, si parla poco di “economia reale” e molto più di “spread” e delle speculazioni finanziarie ad esso collegate. Alla base, c’è la scelta di chi crede che i soldi “si fanno con i soldi”, dimenticando che i soldi veri si fanno con il lavoro. (Papa Francesco, Il Sole 24 Ore del 07/09/2018). Ed è il lavoro - dice Francesco - che dà dignità all’uomo: da tempo, invece, ci troviamo ad annaspare in un sistema economico che “ha messo al centro un idolo che si chiama denaro”. In verità, ribadisce il Pontefice al centro dovrebbe esserci la “persona”; e precisa quali siano gli elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un sistema produttivo (Francesco, ibidem); la distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, l’armonizzazione tra i tempi di lavoro ed i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e quindi del giusto salario, la capacità di innovazione. Il non voler tenere conto di tutto ciò contribuisce al aggravare il problema della disuguaglianza sociale, che è diventata endemica nel governo delle nazioni, particolarmente in Europa.
E’ una valutazione diffusa che la disuguaglianza abbia raggiunto livelli eccessivi e socialmente non più accettabili. Infatti, lo 0,1% della popolazione mondiale controlla più del 50% della ricchezza (fonte rivista “Internazionale” n. 1277 - ottobre 2018). Oltre tutto ci troviamo di fronte ad un diffuso atteggiamento “fatalistico” sulla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.
Anche in Italia è aumentata la disuguaglianza interna in parallelo all’aumento della concentrazione della ricchezza e contemporaneamente si è ridotta in misura significativa la mobilità sociale ascendente.
Sia la crescente disuguaglianza che l’elevata concentrazione della ricchezza non sono correlate al merito. Conta sempre di più un capitalismo di relazioni basato sui rapporti di potere.
Trova così ragione d’essere il crescente rancore sociale a fronte  dell’ormai evidente obsolescenza di molti lavori (in conseguenza delle nuove piattaforme tecnologiche) e per l’incapacità di promuovere l’allargamento della base sociale. Rancore che è diffuso ormai anche a livello globale.
Il nuovo ordine mondiale, infatti, non ha affatto eliminato la sofferenza di centinaia di milioni di persone che vivono in condizioni di povertà; quelli che muoiono di malaria, di AIDS, oppure quelli che sono vittime della violenza, come in Siria e in altre aree del globo.
In Italia, in passato da più parti si inneggiava allo slogan “meno Stato più mercato”. In realtà, le forze del mercato hanno contribuito non poco ad aumentare l’elevato grado di disuguaglianza della società, favorito anche dalle politiche restie a spostare il denaro dall’alto in basso; spesso si è verificato l’opposto.
In questa direzione ha operato soprattutto la finanza, in specie quella speculativa. Di fatto, il settore finanziario non si è speso per correggere i fallimenti e le criticità del mercato, favorendo invece i guadagni dei “big” del mercato finanziario. Non è un caso che i principali autori della crisi del 2008 siano da ricercare tra i banchieri che hanno moltiplicato i profitti delle loro banche, a discapito dei risparmiatori delle fasce più deboli della società.
La grande crisi del 2008, i cui effetti sono ancora presenti in Italia, è scaturita soprattutto ad opera della finanza aggressiva; crisi che ha pesato su tutto il sistema produttivo, facendo fallire aziende e distruggendo posti di lavoro. A questo proposito, Papa Francesco sottolinea come chi è escluso dal mondo del lavoro venga completamente rifiutato; perchè questa è un’economia che obbedisce solo al denaro. Già Paolo VI nell’enciclica “Populorum Progressio”, faceva notare come la legge del libero scambio non fosse in grado di reggere le relazioni economiche e sociali. La libertà del mercato non è equa perchè non soddisfa, come è noto, la domanda di giustizia sociale che è nei popoli.
Papa Francesco scrive che una sana economia non è mai slegata dal significato di ciò che si produce e che l’agire economico è sempre anche un fatto etico.
E’ evidente che la “disuguaglianza” sociale è il risultato di molte componenti, che operano nel sistema. L’attuale manovra governativa a questo proposito fa ben poco per risolvere alcuni nodi del sistema produttivo italiano: PIL anemico (non sono attendibili le stime di crescita fatte dal Governo), bassa produttività, inefficienza della macchina amministrativa, basso livello di occupazione e alto tasso di disoccupazione giovanile, scadente livello della formazione.
o stesso reddito di cittadinanza, tanto sbandierato, favorisce, al meglio, la società “liquida” dei consumatori, senza effetti significativi nei processi di accumulazione del sistema produttivo italiano. Sembra del tutto inconsapevole del fatto che la fonte primaria di vera ricchezza sia la società “solida”, quella della produzione. Qui, invece, ci sarebbe da lavorare promuovendo l’innovazione nei prodotti, nei processi, nei servizi sociali, ridando forza alla creazione di ricchezza reale, l’unica via per vincere le nuove povertà.
Invece, nelle attuali politiche governative le fonti del profitto si sono spostate verso lo sfruttamento dei consumi a breve termine, con gli effetti di cui abbiamo già argomentato precedentemente (Z. Bauman - Capitalismo parassitario - Ed. Laterza).
Va ribadito che non è certo la “flat tax” lo strumento per ridurre la disuguaglianza, anzi. Questa tassa favorisce soprattutto i redditi più alti. Con la manovra  governativa non si tiene conto dell’interesse generale che vorrebbe una società più equilibrata, in grado di sviluppare un’economia più dinamica. Pensare in termini di bene comune rafforza la tenuta del tessuto sociale.
Papa Francesco esorta perchè il lavoro crei lavoro. E’ l’uomo la risorsa più importante del sistema produttivo. Giova la formazione tecnica, ma anche una formazione ispirata a valori come la solidarietà, etica, giustizia, dignità umana. Si favoriscono così il pensiero e la capacità operativa nella ricerca di un modello di produzione che assicuri risorse per tutti e abbia a cuore anche le generazioni future.
In fondo la storia dell’umanità è ricca di obiettivi positivi raggiunti: dalla pace alla prosperità economica, alla nuova medicina che ha vinto mali ritenuti incurabili.
Con l’aiuto e le competenze di tutti, si dovrà e potrà trovare una via di uscita anche all’attuale crisi di sistema.

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