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La dolce vita fiorentina tra antichità e modernità

- di: Melissa Falcioni

La Firenze Medicea non è stata solo un ambiente estetizzante, ma il centro della cultura europea e della scienza: le “creazioni” fiorentine erano attese e studiate alla Sorbona Parigina.
La città Rinascimentale contiene in se stessa un nuovo archetipo: la nascente civiltà urbana ha per centro il palazzo del Signore, che non ha più l’aspetto della fortezza Medievale, ma estrinseca la sua magnificenza e il suo potere attraverso la suntuosità e l’armonia delle forme architettoniche.
Lorenzo il Magnifico non era bello ma grande mecenate e abile politico, era il simbolo del suo tempo: Botticelli ne raffigura l’essenza nel dipinto che ritrae Pallade e il Centauro, ovvero la sapienza che domina la brutalità come solo i grandi uomini sanno fare.
Ed è proprio la visione di lungo periodo ciò che caratterizza tutti gli uomini che hanno saputo plasmare le proprie epoche, non solo incarnandone l’essenza, ma come sintetizza Monsieur de Talleyrand, inducendo, per secoli, le generazioni future a discutere di quello che sono stati, di quello che hanno pensato e di quello che hanno voluto.
Pertanto nello sviluppo sostenibile “di lungo periodo”, non c’è solo una pagina dell’architettura e dell’arte, ma la storia del pensiero umano, così l’uomo, oggi, valorizzando edifici esistenti, li prende al punto in cui si trovano, ne assimila i caratteri e li trasforma in qualcosa di nuovo, che abbia valore e senso per la civiltà contemporanea.
Inizio la mia avventura fiorentina partendo da quella che fu una volta dimora di Leonardo, emblema del Rinascimento, il Four Seasons Firenze (nella foto in basso) profuma ancora di nobiltà, dagli affreschi del sedicesimo secolo al parco, il quale riprendendo nuova linfa, non ha perso le caratteristiche del giardino rinascimentale, in cui la razionalità delle forme si coniuga con gli spazi segreti, in cui evadere dalla vita di corte; e sicuramente si afferma come meta culinaria, dai cocktail sapientemente preparati al ristorante Il Palagio, una stella Michelin. Se volete provare l’esperienza della campagna restando in città, Villa Tolomei è un resort sulle colline fiorentine, tra il rilievo di Marignolle e quello di Bellosguardo, una zona caratterizzata da ville e casali rurali. Il complesso rinascimentale si circonda di terreni adibiti a vigneti e ulivi, che donano un sapore di nobile dimora di campagna all’hotel. Entrando nella struttura si notano immediatamente affreschi, marmi e arredi classici, perfettamente coniugati con i servizi tipici del resort di lusso, dal fitness centre alla piscina, che affaccia sulle colline. La caratteristica intrinseca dell’hotel è la sua vocazione all’arte, sia per quanto concerne l’immobile ricco di affreschi settecenteschi, sia per la collezione di opere d’arte contenuta al suo interno, da Britto a Rosa Canfora, che contribuisce a creare quell’armonia fatta di tutte le possibili dissonanze: un incontro tra antico e moderno, filosofia questa, che ha guidato l’intera valorizzazione del complesso.
Se avete una vena romantica, tra restaurazioni e rivoluzioni, dopo la caduta di Napoleone che, come tutti i tiranni, non seppe fermarsi in tempo, il trattato di Vienna e le spedizioni Garibaldine, la scelta andrà su Villa Cora anch’essa restaurata negli anni scorsi. Sarà forse il periodo in cui fu costruita o per il motivo, in onore della giovane sposa del Barone Oppenheim, ma questo hotel è veramente versatile: ideale per il lunch, l’aperitivo e per il parco in cui si inserisce la piscina e il giardino ricco di rose, che ancora oggi caratterizzano l’area out-door e trasmettono l’essenza romantica, in cui si rivalutano gli elementi naturali e la loro spontanea irregolarità, rendendola ideale per cerimonie ed eventi privati
Il Four Seasons, Villa Tolomei e Villa Cora possono essere riconosciuti come un modello di sviluppo sostenibile. La nuova vision pone come fine all’operare dell’uomo la creazione di valore, che non è tanto nell’oggetto in sé, ma in ciò che la nuova licenza interpretativa costruisce sulla cosa, che preservando il patrimonio storico, individua “un nuovo contenuto” per l’esigenza dell’uomo globalizzato.

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