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E c'è chi spera che il Covid-19 ci regalerà un mondo migliore

- di: Diego Minuti
 
Ma crediamo veramente, come sostiene qualcuno, che il Covid-19, una volta passata la tempesta, ci consentirà di costruire un mondo migliore? Oggi in tanti si affannano a trovare, negli effetti del Corona Virus, qualcosa che possa consentire all'umanità di rinascere dalle sue ceneri (virtuali) e quindi prepararsi ad affrontare al meglio eventuali emergenze. Ma sino a che punto è vero e, soprattutto, come mai si sta scatenando una corsa ad un millenarismo che, alla fine, dovrebbe lasciare su questa Terra solo i giusti e pii? Parto dalle parole dello scrittore e regista Cyril Dion. Ha scritto che, riassumo, imparare dal caos che stiamo attraversando dovrebbe permetterci di ricostruire una società più giusta e più vivibile. E soprattutto ci aiuterà a capire meglio un altro grande pericolo in agguato: i cambiamenti climatici. Una tesi che, in fondo, può trovare elementi di condivisione, ma che mi pare abbia un punto di partenza troppo estremo, quando afferma che questo terribile evento ci costringerà a percorrere una strada irta di difficoltà nel tentativo di risalirla, ma aggiungendo che le modalità e gli effetti della pandemia dovrebbero servirci a modificare in meglio la società, per renderla appunto più giusta e vivibile. Ed è qui che ho qualche difficoltà a condividere questo che è comunque un lodevole intento, modificare l'approccio al post-Covid 19 per trarne da esso gli elementi positivi (ma quali?) che ci consentano di riscrivere il contratto sociale che è alla base delle moderne democrazie. Il primo interrogativo che mi viene in mente è cosa la società potrà iscrivere nella casella dei risultati positivi di questo evento, dal momento che esso, una volta attenuato il suo effetto (perché sia cancellato temo si dovrà aspettare molto tempo), avrà avuto conseguenze nefaste per una buona fetta della comunità del pianeta. Se diamo un'occhiata, anche non accurata, a quanto sta accadendo, vediamo che in fondo il Covid 19 è ''democratico'' colpendo tutte le categorie. Certo, però, con conseguenze diverse. Medici, infermieri, ma anche farmacisti, appartenenti alle forze dell'ordine e delle organizzazioni di volontariato, religiosi: tutti hanno avuto i loro martiri e con le morti di queste persone si sono perse, oltre alle vite, anche quel che hanno dato o potevano ancora dare. Un medico, quale che ne sia l'età e la preparazione, se muore porta con sé quel che ha fatto, i suoi studi, le sue esperienze di cui saranno privati i pazienti. Ed è una perdita che si avvertirà, quale che sia l'evoluzione della lotta al Covid 19 ed agli strumenti sui quali si è deciso di puntare. Ma la sensazione che si coglie è che si stia facendo strada una sorta di certezza sul fatto che il virus chiederà un obolo altissimo di vittime, ma che a pagare le conseguenza di ciò saranno i più deboli o, dicendola in un altro modo, coloro che non hanno la possibilità di difendersi con mezzi veramente efficaci. Quindi, un ''mondo migliore'' le cui condizioni sarebbero determinate dal fatto che si ripartirebbe da zero. E forse qualcuno, in questo ''zero'', ci infila anche l'aspetto demografico. Per capire quanto sta accadendo, oltre agli aspetti pratici che sono davanti agli occhi di tutti, è il caso di porre attenzione sulle parole di Alain Damasio, uno dei più importanti creatori di fiction francesi. A Libération ha detto: ''Ciò che più di tre miliardi di esseri umani vivono in questo momento, confinati nelle loro case, è un po' come un laboratorio di antropologia per le fiction che trattano temi scientifici. Una distopia inaspettata''. Negli Stati Uniti molte delle vittime del corona virus sono anziani, ma anche neri. E di questo, che è dato incontrovertibile, s'è fatta portavoce Oprah Winfrey che fa ha chiesto agli afroamericani - come è lei stessa - di stare attenti perché l'epidemia si sta abbattendo su di loro con violenza inaudita. La conduttrice e produttrice televisiva (forse la più potente dell'industria americana dell'intrattenimento) ha lanciato un drammatico appello ai neri dicendo loro di prendere sul serio l'epidemia perché "sta devastando la nostra comunità". E non è certo stata una provocazione perché gli effetti del virus sulla comunità afroamericana sono stati pesantissimi in tutti gli Stati Uniti ed in città come Chicago, Detroit, New Orleans e Milwaukee. Una presa di posizione esagerata o troppo di parte? Può darsi, ma il moltiplicarsi di analisi e previsioni che si stanno registrando in questo periodo non è che incentivino l'ottimismo, e non solo per l'aspetto economico. Carmen Reinhart è una economista americana che si occupa quasi esclusivamente di crisi finanziarie e delle loro cause, come appunto il corona virus. ''Una caratteristica essenziale di questo episodio che lo rende unico - ha di recente dichiarato Reinhart - è la risposta politica. I governi di tutto il mondo danno la priorità alle misure che limitano la diffusione della malattia e salvano vite umane, compreso il completo contenimento di un'area (come la Cina) e persino intere cittadine (ad esempio, Italia, Spagna e Francia). Molti altri Paesi, compresi gli Stati Uniti, hanno imposto severi divieti di viaggio internazionali e bandito ogni forma di evento pubblico. Queste misure - ha aggiunto l'analista - sono in contrasto con la risposta politica alla più mortale epidemia virale dei tempi moderni, la pandemia di influenza spagnola del 1918-1919. Questa pandemia, che ha causato la morte di 675.000 persone negli Stati Uniti e di quasi 50 milioni di persone in tutto il mondo, è avvenuta nel contesto della prima guerra mondiale. Questo fatto da solo impedisce confronti significativi degli effetti specifici della pandemia di Covid-19 sull'economia americana o globale''. Nel 1918, l'anno di maggiore virulenza della ''spagnola'', negli Stati Uniti i fallimenti furono meno della metà del loro livello prebellico, e furono persino più bassi nel 1919. Riguardo al Covid-19, ha affermato Carmen Reinhart, ''l'enorme incertezza che circonda la possibile diffusione della malattia e la durata della paralisi economica virtuale necessaria per combattere il virus, significa che non è più possibile distinguere le previsioni dai tentativi un indovino per predire ciò che ci aspetta. Ma data la portata dello shock del Corona virus, che contemporaneamente fa diminuire la domanda e interrompe l'offerta, è probabile che gli effetti iniziali sull'economia reale superino quelli della crisi finanziaria globale del 2008-2009''.Tutto ciò per aggiungere elementi di riflessione ai discorsi di coloro che, sulla base di una sensazione, quando non di un personale desiderio, sperano che, quando sarà passato, il Covid 19 si comporti, per il mondo, come un tempo faceva il Nilo che, esondando, portava devastazione, ma lasciava le terre che invadeva più ricche (grazie all'humus) di come le aveva trovate.
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