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Coronavirus: Trump se la prende con gli immigrati

- di: Diego Minuti
 
Mancano ormai meno di sette mesi all'appuntamento elettorale che, nelle sue speranze (ed in quelle della fetta più conservatrice del popolo americano), dovrebbe riportarlo alla Casa Bianca e, quindi, Donald Trump sembra impostare ogni sua mossa in questa direzione. Come l'ultima, in ordine di tempo, ma non certo di importanza, che ha annunciato martedì quando ha detto che era imminente la firma del decreto presidenziale con il quale avrebbe sospeso per sessanta giorni l'emissione delle ''carte verdi'', i documenti che consentono agli immigrati di avere riconosciuto il diritto alla residenza permanente negli Stati Uniti. Quindi, uno dei pochi strumenti che chi ambisce a trasferirsi negli Stati Uniti per lavoro può perseguire e che sono diventate una sorta di santo Graal (intorno alle ''carte verdi'' è fiorita quasi una leggenda, tra lotterie, libri, articoli e persino film) per coloro che credono ancora nella saldezza e nell'accoglienza della società americana e nella sua fama di terra delle opportunità. Donald Trump ha spiegato la sua decisione dicendo che si tratta di una misura per consentire agli americani di non vedersi privati del posto di lavoro, nella drammatica contingenza determinata dal Corona Virus, perché sostituiti da immigrati provenienti dall'estero (e quindi non già residenti regolarmente). I toni scelti dal presidente sono quelli ruvidi di sempre e lo stesso vale per le parole che ha usato per spiegare, urbi et orbi, la sua decisione. "Imponendo uno stop all'immigrazione - ha spiegato - metteremo gli americani senza lavoro al primo posto quando l'America riaprirà. Sarebbe sbagliato ed ingiusto per gli americani licenziati per effetto della situazione determinata dal Corona Virus essere sostituiti da un'ondata di immigrati dall'estero. Dobbiamo dare priorità al lavoratore americano". Insomma, per dirla in parole semplici, Trump intende evitare che le società, approfittando dell'epidemia, alla riapertura degli stabilimenti sostituiscano i dipendenti americani con forza lavoro immigrata, cosa che consentirebbe maggiori risparmi (e quindi guadagni) per effetto del diverso regime retributivo. La nuova iniziativa del presidente americano arriva in un momento molto delicato per gli Stati Uniti che, dopo avere inanellato, sotto il ''regno'' di Trump, una impressionante serie di record positivi in materia di occupazione, si trovano ora davanti ad una realtà fatta di 22 milioni di lavoratori sulla strada e che sono ufficialmente registrati come disoccupati dall'inizio dell'epidemia di Covid-19. Un trend che potrebbe proseguire per ancora chissà quanto, anche se l'Amministrazione, non senza ostilità da parte di alcuni Governatori (e non solo democratici), sta cercando di fare ripartire l'attività economica. Ma come è stato accolto in America questo giro di vite, che Trump, more solito, aveva annunciato via Twitter notte tempo prima ancora che il decreto fosse elaborato e redatto dal Ministero della Giustizia, competente in materia? Non entusiasticamente come forse il presidente si aspettava o sperava perché, dal momento che entrerà in vigore, alcuni settori dell'economia rischierebbero di essere pesantemente penalizzati. E tra questi, alcuni fondamentali, come quelli dei servizi al turismo ed alle strutture per la salute. Tacendo del panico che il decreto ha determinato per quegli agricoltori che rischiano di fallire se non potranno fare ricorso ad immigrati ingaggiati stagionalmente perché provvisti di visti di lavoro temporanei. Un tema che, peraltro, si sta proponendo drammaticamente anche in Italia per le imminenti campagne di raccolta di prodotti ortofrutticoli. Una piccola rivolta che ha costretto Trump all'ennesimo dietrofront della sua presidenza, quando ha spiegato che il decreto non intaccherà le aspettative degli agricoltori, rinviando il tutto, comunque, ad un secondo ed esaustivo provvedimento presidenziale. Il decreto giunge, in ogni caso, in un momento in cui l'immigrazione clandestina, soprattutto da Sud, ovvero dal confine con il Messico, è in netta contrazione visto come i Paesi dell'America centrale (principale serbatoio di migranti) si sono attrezzati per contenere il contagio dal Corona Virus, con una forte delimitazione alla mobilità interna e transfrontaliera.
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