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Bper, l’innovazione ha radici antiche

Ottimi risultati e grande solidità.

E il futuro è già in costruzione



Dottor Cerfogli, Bper Banca è il sesto gruppo bancario italiano e gli indicatori chiave che rappresentano lo stato di salute di un istituto di credito sono tutti largamente superiori rispetto ai requisiti richiesti dalle Autorità monetarie: il Cet1, che misura la solidità bancaria, è al 14,72% rispetto al minimo dell’8,125% richiesto dalla Bce; gli indici di liquidità sono abbondanti; la rischiosità bassa, con il ‘leverage phased’ al 6,3%, il che significa che la leva finanziaria, l’indicatore per valutare la situazione di rischio di una banca, è tra le migliori nel panorama nazionale. Insomma, senza ombra di dubbio una banca molto solida, sicura, che guarda al futuro con assoluta tranquillità. Con quali politiche sono stati raggiunti questi risultati, considerando anche che la ‘grande recessione’ ha invece portato non pochi istituti ad avere difficoltà, più o meno grandi, con gli indicatori citati?
Più che di politiche, vorrei parlare di visione, persone e comportamenti. Mi riferisco in particolar modo alla lucida e attenta capacità dei nostri Consiglieri di interpretare gli aspetti rilevanti della nostra attività, agli ottimi professionisti della nostra Banca e alla loro notevole competenza sui diversi temi e alle modalità dell’agire sempre ispirate al massimo rigore, ad un grande equilibrio e ad una costante determinazione.

La ‘Grande recessione’ ha colpito duro la solidità di non poche banche. Per gli istituti di credito sono stati anni davvero non facili. Eppure voi ne siete usciti più forti. Quali scelte hanno permesso questa performance? E, adesso che la recessione è alle spalle, quali spazi si aprono per Bper e più in generale per il sistema bancario italiano? In altre parole, come stanno cambiando le banche anche nei loro profili di business?
Per Bper si profilano opportunità di rilievo e certamente interessanti pur in un contesto complessivo del banking non sempre facile, poiché si dovrà operare ancora per qualche anno sui temi del rischio e dei costi. Sarà un tempo in cui la capacità di rimodulare il business model anche lato ricavi sarà determinante per il settore. Immagino una stagione fortemente orientata alla ridefinizione del modello distributivo sia physical che digital, con focalizzazione in particolare su Bancassurance, Wealth Management, Consumer Finance e Global Advisory all’interno della value proposition.

Negli anni Settanta dello scorso secolo il lavoro in banca era il sogno che moltissime famiglie italiane avevano per i figli. Le cose non stanno più come allora ma lavorare in banca rappresenta comunque anche oggi un’occupazione di tipo ‘privilegiato’. Nel frattempo, però, il lavoro banca si è rivoluzionato, sono richieste nuove competenze e nuove capacità. Cosa consiglia a un giovane che vuole lavorare in Bper Banca? Quali competenze deve avere nel suo bagaglio formativo? Con quale spirito e motivazioni deve avvicinarsi a questo progetto di vita? E per quali tipologie professionali oggi c’è più spazio in un istituto bancario avanzato come Bper? E per il futuro prevede altri cambiamenti radicali in questo campo?
Ad un giovane interessato all’esperienza in Bper Banca chiederei innanzitutto di essere convinto che il lavoro possa aiutarlo a dare un senso positivo alla sua vita: la nostra Banca sotto questo profilo rappresenta certamente un’ottima opportunità. Per quanto concerne invece le competenze, è in atto un fortissimo cambiamento sia di natura tecnologica che di ambito finanziario per lo sviluppo del business. Un grande senso di responsabilità, un’elevata capacità relazionale e l’attitudine al gioco di squadra restano elementi determinanti per il successo.

La trasparenza è diventata un’unità di misura chiave per l’affidabilità di un istituto di credito, visto che ormai in questo settore si opera nel mercato aperto. Bper Banca, da quanto emerge dalla sua ‘policy’ e da come è nella realtà, punta molto su questo aspetto. La digitalizzazione può favorire la trasparenza? Ci può indicare gli elementi essenziali delle vostre scelte e iniziative su tale aspetto cruciale?
Per noi la trasparenza è un “must” e rappresenta un elemento fondamentale della relazione. Il supporto digitale può certamente aiutare questo convinto indirizzo ma occorre “andare oltre”, ricordando sempre che l’onestà rappresenta un principio cardine del nostro lavoro.

Gran parte delle banche di livello nazionale, soprattutto anglosassoni, appaiono slegate dal territorio. Il rapporto con i clienti è molto impersonale. In altre parole, la responsabilità sociale in queste banche è declinata all’interno del perimetro del rispetto delle norme e della correttezza, ma senza alcuna osmosi con i territori. Voi nascete in un territorio e, nonostante via via abbiate acquisito una dimensione di grande Istituto, mantenete legami con il territorio di origine e con i territori in cui siete insediati. Che valore, non solo in termini di brand ma anche in termini sociali e di economia, ha per voi il territorio, o meglio i territori? In questo contesto, una banca può contribuire alla coesione sociale?
L’approccio più corretto mi pare “e/e” e non “o/o” nel tentativo di sommare gli aspetti positivi di entrambe le modalità di essere. La nostra Banca ricerca la giusta combinazione fra visione globale e particolare, soggettività e oggettività, elementi qualitativi e quantitativi, passato e futuro, cuore e testa.

È del tutto evidente che una grande banca come Bper sia dotata dei servizi finanziari più avanzati ed efficaci. Ed è altrettanto ovvio che questi servizi riguardano tutti i segmenti imprenditoriali e sociali. Però riservate un’attenzione speciali ai giovani. Perché questa scelta che altri istituti – pur considerando certamente la clientela giovanile – non fanno o fanno in misura assai minore? E, più, in generale, c’è un futuro per i giovani in questo Paese?
La risposta è certamente affermativa. La nostra attenzione ai giovani nasce sia da un pensiero di sviluppo che di responsabilità sociale. Abbiamo la consapevolezza che il target dei giovani possa essere non sempre attrattivo sotto il profilo della marginalità e meno propenso a considerare la Banca un partner di riferimento importante. Bper è invece convinta che occorra superare questi preconcetti e investire soprattutto nel futuro, intercettando bisogni che saranno probabilmente anche diversi rispetto a quelli delle altre generazioni.

Una banca come Bper, per le sua capacità di stare dentro i gangli vitali del sistema economico e produttivo, è in grado meglio di altri di coglierne le trasformazioni reali. Come sta cambiando il sistema economico produttivo italiano? Sarà in grado, secondo lei, di avere un ruolo nella competizione globale? E il destino della manifattura, visto che restiamo (e resistiamo) il secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania?
Certamente sì. Sono estremamente fiducioso nelle capacità di resistenza  e di sviluppo del nostro tessuto economico. Incontro imprenditori in tutta Italia e osservo costantemente notevoli eccellenze. In tanti, direi tantissimi, in un contesto non certo facile, hanno continuato ad investire e a migliorare la qualità del proprio lavoro.

La trasformazione da società cooperativa a società per azioni, che Bper ha deliberato il 26 novembre 2016 in ottemperanza alla nuova normativa, ha comportato più problemi o più opportunità? Insomma, meglio il ‘prima’ o meglio il ‘dopo’?
Il “prima” e il “dopo” sono due parti della stessa storia che non si possono dividere. Abbiamo portato nella seconda, che è appena cominciata, anche tanto della prima. Fino ad oggi, il loro insieme è certamente di grande soddisfazione. Anche in questo contesto è importante saper coniugare le diversità che le due esperienze ci hanno offerto e ci offrono.

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