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Banca Popolare di Spoleto. Completato il riassetto, ora guarda con decisione al futuro

Tutti gli indicatori del bilancio consolidato 2018 sono al di sopra dei minimi stabiliti dalla normativa. Adesso la Banca Popolare di Spoleto, acquisita da Banco Desio dopo che era in gestione commissariale, può liberare tutte le sue potenzialità. La fusione per incorporazione in Banco Desio e della Brianza, a cui recentissimamente Banca d’Italia ha dato disco verde, rappresenta un valore aggiunto che fa guardare con ottimismo al futuro.
Un utile d’esercizio netto 11,5 milioni di euro, in calo rispetto ai 14,3 milioni 31 dicembre 2017, a causa della riduzione (da circa 89 a circa 82 milioni) del margine di interesse come avvenuto mediamente nel sistema; forte calo dell’incidenza di crediti Npl, con il rapporto “crediti deteriorati lordi/crediti lordi” che scende all’8,7% rispetto al 20,1%% del 31 dicembre 2017 e con il rapporto “crediti deteriorati netti/crediti netti” che cala al 5,4% dal precedente 11,6%; ancora più marcata la flessione delle sofferenze, con il rapporto “sofferenze lorde/crediti lordi” che scende al 3,6% dal precedente 14,5% e quello tra “sofferenze nette/crediti netti” che è dell’1,7% contro il precedente 7%. Questo sia per effetto delle operazioni di cessione poste in essere sui crediti deteriorati, sia per il bassissimo tasso di crediti deteriorati sulle nuove erogazioni.
Un quadro che permette un balzo in avanti sulla solidità patrimoniale:
il CET 1, costituito dal rapporto fra il patrimonio di primaria qualità e le attività ponderate per il rischio si attesta al 10,83% rispetto al 6,375%  di requisito minimo di capitale rispetto alla normativa vigente per il 2018 per le banche appartenenti ai gruppi bancari.
Sono, in estrema sintesi, i risultati consolidati, al 31 dicembre 2018, della Banca Popolare di Spoleto, acquisita da Banco Desio e della Brianza dopo che aveva attraversato varie vicissitudini che avevano portato al commissariamento da parte della Banca d’Italia. Un percorso di riassetto della Bps complesso, che ha potuto contare su una realtà importante e solida come Banco Desio e che ha avuto nel 2018 un altro momento importante quando, l’11 dicembre scorso, i Consigli di amministrazione di Banco di Desio e di Bps hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di quest’ultima, di cui la Capogruppo detiene una partecipazione di controllo pari all’81,67% del capitale sociale. Fusione che proprio recentissimamente ha avuto il via libera definitivo da parte della Banca d’Italia.
Tornando ai dati di bilancio 2018, il valore complessivo degli impieghi alla clientela, ammontano al 31 dicembre 2018 a circa 3,4 miliardi di euro, in flessione del 4,1% rispetto al saldo di fine esercizio 2017. Un dato che, diversamente da quanto può apparire, non è affatto negativo, perché la flessione deriva principalmente dall’effetto delle operazioni di cessione poste in essere sui crediti deteriorati.
Positivo il trend della raccolta totale, che complessivamente cresce dell’1,2%, in particolare per effetto della crescita del 4% di quella indiretta.
Un progetto di riassetto di Bps, quello in cui è stata impegnata Banco Desio, che, in primo luogo, doveva riportare la Bps a presentare indici di performance e affidabilità adeguati. Un’operazione che, come dimostrano i dati di bilancio, è perfettamente riuscita.
In altre parole, Bps è riuscita ad assorbire e sistemare i propri squilibri e adesso, anche grazie alla fusione con Banco Desio che permette tra l’altro la razionalizzazione e la messa in maggiore efficienza di varie attività, può guardare al futuro con sicurezza.
A fare da punto di riferimento è il piano industriale della Banca e del Gruppo per il triennio 2018 - 2020 nel quale, in uno scenario di mercati particolarmente complesso e competitivo, è tracciata la propria strategia volta a riaffermare il modello di banca commerciale, a servizio della clientela privata e della piccola media impresa, declinato secondo un processo di continuo “efficientamento” delle linee di business e di graduale “riorientamento” del modello stesso per sostenere in modo profittevole l’offerta di servizi bancari sempre più correlata all’evoluzione tecnologica e comportamentale della clientela. “Efficientamento” e “riorientamento” a cui la fusione per incorporazione di Bps in Banco Desio certamente darà una spinta importante.
In questo quadro da sottolineare che la struttura distributiva della Banca al 31 dicembre 2018 è costituita da 119 filiali.
A dimostrazione di una presenza diffusa sul territorio. Bps è infatti presente in 5 regioni del Centro Italia (Umbria, Lazio, Toscana, Marche ed Abruzzo), mantenendo un radicamento nel territorio storicamente di riferimento.
Un contesto di forte presenza territoriale, soprattutto in alcune aree come l’Umbria da sempre bacino di maggiore presenza di Bps in termini di densità, che è alla base del modello organizzativo, omogeneo rispetto a quello della Capogruppo Banco di Desio e della Brianza S.p.A., e che prevede in particolare:
- l’organizzazione di una rete distributiva articolata in Aree territoriali, ciascuna presidiata da un responsabile di area, che ha assunto il ruolo di principale referente commerciale sul territorio, con un più chiaro riporto gerarchico e funzionale delle figure professionali specialistiche (Corporate banker, Private banker…) e della rete di filiali;
- l’assegnazione presso le filiali di ruoli specifici alle risorse in forza, allo scopo di garantire un servizio alla clientela più mirato e specialistico, nonché promuovere percorsi di carriera dei dipendenti sulla base delle potenzialità e delle caratteristiche professionali e manageriali.
Oltre alla rete di sportelli, la Banca dispone di una rete di promotori finanziari allo scopo di offrire un servizio professionale relativo a strumenti finanziari e soluzioni d’investimento innovative e personalizzate.

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