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Parla Avio, l'azienda spaziale italiana

Ingegner Ranzo, Avio è società leader nella propulsione spaziale e consolidato punto di riferimento per l’innovazione tecnologica in Italia. Una realtà che affonda le sue radici nella storica BPD – Difesa e Spazio di Colleferro. L’esperienza e il know-how acquisiti nel corso degli oltre 100 anni di attività consentono ad Avio di primeggiare nel campo della propulsione spaziale a solido, a liquido e criogenica. Nel commentare la missione numero 100 del lanciatore europeo Ariane 5, svolta con successo lo scorso settembre e che sfrutta la potenza dei motori a propulsione solida e della turbopompa ad ossigeno liquido Vulcain prodotti in Italia da Avio, lei ha affermato che “il successo di Ariane 5 ci spinge a fare ancora meglio per i lanciatori di nuova generazione Ariane 6 e Vega C, evoluzione di Vega, che rappresentano il futuro dell’accesso allo spazio per clienti sempre più sofisticati ed esigenti”. In termini di balzo tecnologico, quali nuove finestre sul futuro aprono Ariane 6 e Vega C? E a che punto siamo nell’aprire questa nuova finestra, visto che lo scorso luglio avete annunciato che è stato testato con successo il motore a propellente solido P120C, definito “un passo fondamentale nello sviluppo dei nuovi lanciatori satellitari Ariane 6 e Vega C”?
I programmi di sviluppo Ariane 6 e Vega C sono un unicum nella storia dello spazio europeo perché per la prima volta si sviluppa un nuovo motore, il P120 C (“Common”), per utilizzarlo come I° stadio su due diversi lanciatori satellitari. Questo sforzo è reso necessario dalla necessità di ridurre significativamente non solo i costi di sviluppo ma soprattutto, generando una cadenza produttiva maggiore, i costi di produzione. E’ infatti il prezzo del lancio che oggi costituisce uno dei fattori principali per il successo sul mercato globale spaziale. Ovviamente in Vega C (“Consolidation”) non ci siamo fermati al primo stadio ma stiamo introducendo nuove tecnologie e/o evoluzioni delle esistenti che portano ad un consolidamento del prodotto, ad una sua maggiore industrializzazione e ad una significativa riduzione dei costi di produzione. Infine in VEGA C introdurremo un nuovo concetto di struttura di supporto dei Satelliti (SSMS-Small Spacecraft Satellite Mission Service) progettato per ospitare e rilasciare un gran numero di mini-satelliti in orbita (nel caso di cubesat si può superare quota 100). Tale struttura affiancata dalle evoluzioni dell’avionica e dall’aumentato numero di ri-accensioni del IV stadio del Vega consentirà di introdurre un nuovo concetto di missione (si passa da un servizio “taxi” dedicato ad uno tipo “autobus” che prevede alcune fermate intermedie) adatto ai nuovi clienti che vogliono operare nel settore dei servizi spaziali e che chiedono opportunità di lancio per piccoli satelliti e quindi a basso prezzo. 

La semestrale 2018 presenta segni più a doppia cifra: ricavi in crescita, rispetto allo stesso periodo del 2017, del 20,3%, con tutti gli indicatori di risultato che mettono in evidenza segni più molto consistenti: l’Ebitda marca +29,5%, il reddito operativo aziendale (Ebit) +79,1%. E un portafoglio ordini che sfiora il miliardo, in crescita del 34% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, grazie a nuovi contratti sia per Ariane che per Vega per un valore complessivo di circa 190 milioni di euro. Con queste performance, che dimostrano come il record mondiale di affidabilità nel settore dei lanciatori spaziali leggeri è saldamente nelle vostre mani, come guarda Avio al proprio futuro a breve, medio e lungo termine?
L’ottima performance in termini di business di Avio fa senza dubbio il paio con il successo e l’affidabilità delle nostre soluzioni all’avanguardia. Infatti grazie al Vega (100% di affidabilità, record mondiale), e alle sue evoluzioni in arrivo (Vega C a fine 2019 e Vega E nel 2024) saremo in grado di proporre ai nostri clienti servizi di lancio ancora più efficaci e convenienti. Ad oggi abbiamo chiuso contratti per i lanci di Vega e di Vega C (un prodotto che ancora non è operativo) in tutti e 5 i continenti, al punto che abbiamo raggiunto un valore del portafoglio ordini che sfiora il miliardo di euro, permettendoci di avere una visibilità a 3 anni sull’andamento dei nostri ricavi. Tutte queste iniziative hanno sempre come obiettivo una crescita della redditività ed una maggiore creazione di valore per Avio ma anche per tutta la filiera dell’aerospazio italiana ed europea. Guardiamo al futuro dunque con un forte ottimismo: le premesse per fare ancora meglio di questo semestre e dello scorso anno ci sono tutte.

Nella semestrale 2018 si afferma che “l’incremento dei ricavi è principalmente attribuibile alle attività del lanciatore Vega e all’accelerazione delle attività di sviluppo del nuovo motore P120C, comune ai vettori spaziali Ariane 6 e Vega C di prossima generazione”. Tra l’altro, il 20 novembre Vega ha compiuto il suo tredicesimo volo consecutivo di successo. Ci può parlare della strategicità del lanciatore Vega nell’ambito delle attività di Avio e del ruolo che vede nel prossimo futuro per l’evoluzione di questo lanciatore?
Il lanciatore Vega, come lei stesso ha già detto, è oggi il campione in termini di affidabilità ma allo stesso tempo fa della flessibilità (capacità dimostrata in volo di rilasciare i satelliti su orbite diverse per inclinazione e quota) della versatilità (capacità dimostrata nello stesso volo di rilasciare più satelliti su orbite diverse per inclinazione e quota) e dell’accuratezza orbitale (capacità dimostrata in volo di rilasciare i satelliti nella posizione orbitale prevista) i suoi punti di forza e le sue caratteristiche distintive. Le evoluzioni a breve termine prevedono il Vega C che manterrà le medesime caratteristiche distintive ma con capacità di lancio in termini di massa dei satelliti e volume degli stessi aumentate rispettivamente del 70% e del 100%. Il Vega C sarà subito affiancato del Vega C ligth ovvero la versione mini (un Vega C privo del I° stadio) che aumenterà la disponibilità (sarà pronto al lancio in 5 gg) e sarà dedicato ai piccoli satelliti che non avranno la possibilità/disponibilità di un volo multiplo.
Una menzione particolare merita la Missione Space Rider in cui si offre non solo il servizio di lancio ma anche una permanenza in orbita per 2 mesi ed infine un rientro a terra per il recupero di quanto lanciato ed utilizzato in orbita.
A medio termine arriverà invece il Vega E che utilizzerà un motore di nuova generazione a Metano ed Ossigeno Liquido e che aumenterà ancora del 30% la capacità di lancio in termini di massa dei satelliti. Anche il Vega E sarà affiancato da una versione mini, denominata Vega E ligth. Un prototipo del nuovo motore è stato testato con successo il 13 novembre, confermando le attese per una tecnologia innovativa che pochi al mondo possono vantare di disporre.

Avio, è riconosciuto da tutti, ha un ruolo di player fondamentale nell’innovazione tecnologica italiana. Quali sono le sue collaborazioni con le Università italiane ed europee? In questo contesto, può parlarci del programma Astri (Advanced student team research in space industry), il promettente accordo tra sette università europee e sei delle maggiori industrie europee del settore Spazio - tra cui appunto Avio - per realizzare un programma di alta formazione per ingegneri spaziali?
Abbiamo molteplici collaborazioni con le università italiane ed estere con le quali stiamo portando avanti importanti  progetti di ricerca in vari ambiti tra i quali possiamo citare la propulsione spaziale ottenuta anche attraverso tecnologie innovative come la propulsione criogenica (LOX-LCH4), la cosiddetta propulsione elettrica, i materiali compositi di ultima generazione, la meccanica del volo,  l’analisi di missione, i sistemi di controllo e l’avionica di volo. Questo ci permette di beneficiare per i prodotti futuri di tecnologie all’avanguardia e consente alle università di adeguare i contenuti dell’attività accademica alle necessità dell’industria e del mercato e di mettere a disposizione ingegneri  preparati per le nostre esigenze. Il programma Astri è una interessante iniziativa che in qualche maniera misura la capacità delle università di rispondere ai bisogni  dell’industria. Consiste nell’impiego full time per un periodo di 14 mesi di un team internazionale di studenti provenienti da università italiane, francesi, svizzere, spagnole e svedesi su applicazioni pratiche a forte innovazione tecnologica. L’esperienza di AVIO cominciata nel maggio scorso sta dando risultati molto promettenti nell’ambito dei servizi orbitali per satelliti, un settore per il quale è previsto uno sviluppo importante nei prossimi anni.

Il sistema italiano, nel campo dello sviluppo e ricerca e quindi dell’innovazione, appare in ritardo. Al di là della specificità di Avio, che dimostrerebbe il contrario, ritiene vera questa rappresentazione? In altre parole, l’Italia a suo parere può giocare un ruolo primario nell’innovazione e quali sono gli elementi che andrebbero potenziati per raggiungere questo obiettivo? Perché l’impressione è che su questo fronte il Paese abbia non poche potenzialità inespresse.
Il Sistema italiano non è in ritardo sull’innovazione. Abbiamo molte imprese virtuose capaci di innovare e di creare prodotti eccezionali. L’Italia può giocare un ruolo primario nell’innovazione potenziando strumenti, per la verità già esistenti, come gli incentivi fiscali per chi innova e investe in R&D. Inoltre credo che l’innovazione dovrebbe avere la caratteristica dell’esportazione dei prodotti che quindi andrebbero pensati per un mercato internazionale.

Come vede il futuro di Avio nel medio e lungo termine? Crede che il settore della propulsione spaziale abbia forti margini di crescita e quindi rimarrà il vostro ‘core business’ o prevede che sarà necessario prepararsi ad allargare il ventaglio del campo di attività?
Il settore della propulsione vive un vero e proprio “boom” a livello mondiale. Basti pensare agli investimenti che i magnati americani come Richard Branson, Jeff Bezos o Elon Musk, ma anche di alcune startup che si propongono di rivoluzionare il mercato, stanno immettendo nel settore (circa $ 15 miliardi di finanziamenti dal 2009). Tuttavia a fronte di tali investimenti ci sono competenze e conoscenze acquisibili solo con il duro lavoro sul campo e l’esperienza, per il quale i nostri ingegneri e ricercatori non temono alcuna rivalità. Detto ciò rimaniamo ovviamente aperti ad esplorare nuove opportunità di business, anche non specificatamente relative al servizio di lancio, ma sempre con l’ottica di ottenere forti sinergie e complementarietà con il nostro prodotto core, che resterà il lancio.

Ogni impresa ha una sua ‘vision’, che nel lungo periodo ne determina le caratteristiche fondamentali, l’abito mentale, il clima interno e ne determina o modifica la ‘mission’. Quale è la ‘vision’ che ha fatto di Avio quello che negli anni è diventata? Si possono individuare delle caratteristiche peculiari?
La Vision di Avio è di restare focalizzati nel settore del lancio dei satelliti nello Spazio, che ha prospettive di crescita interessanti nei prossimi anni, sfruttando anche la lunga esperienza accumulata in oltre 50 anni di lavoro coerente, di innovazione tecnologica e di sviluppo. Ciò che ha premiato Avio fino ad oggi, quindi,  è stata la focalizzazione, fare cioè il meglio possibile nel settore di nostra competenza senza inseguire occasioni opportunistiche di guadagni o di vittorie temporanee ma perseguendo un approccio sostenibile nel tempo.

Avio è partner di primissimo piano di numerose realtà a livello europeo, a cominciare da Esa e Asi (Agenzia spaziale italiana). Come è messo il sistema europeo nel campo della propulsione spaziale rispetto a quello di altri continenti e di altri Paesi, a cominciare dagli Usa? Ci sono, al di là della giusta competizione, forme di collaborazione e sinergie?
Il sistema di cooperazione delle imprese europee nel settore spaziale, in particolare in quello dei lanciatori, ha funzionato molto bene negli ultimi 40 anni e ha permesso grazie alla partecipazione di molte realtà industriali provenienti da più di una ventina di Stati membri dell’Unione di realizzare una posizione di leadership mondiale nel settore dei lanciatori di satelliti commerciali. Le aree di miglioramento chiaramente esistono: se paragoniamo, ad esempio, l’Europa agli USA vediamo che gli americani hanno una parte di investimento governativo all’interno delle imprese molto più forte di quanto avviene in Europa. Questo gli consente di essere più forti nelle attività di export. Se dunque l’Europa vuole restare competitiva con USA e Cina dovrà potenziare gli investimenti governativi, cosa peraltro già avvenuta con i Programmi dei Satelliti Galileo e Copernicus. 

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