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Furbetti del bonus: l'Italia di ''Io, io, io.. e gli altri"

- di: Diego Minuti
 
La vicenda dei parlamentari che, in virtù dell'appartenenza alla variegata categoria delle ''partite Iva' (almeno se ho ben capito la storia), hanno ottenuto un bonus di alcune centinaia di euro (fino a mille), in base alle misure decise dal Governo per alleviare i problemi economici causati dal Covid-19, mi ha ricordato un vecchio film di Alessandro Blasetti.

Si chiama ''Io, io, io... e gli altri'', uscito nel 1965, un film che, di quegli anni di tumultuosa, confusa, incontrollata crescita economica, diede una immagine perfetta perché, affidandone l'interpretazione ad alcuni dei migliori attori italiani dell'epoca (Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Silvana Mangano, Nino Manfredi e molti altri), descrisse con amarezza l'egoismo imperante, quello che pone sé stessi e non altri al centro del proprio interesse.

Questa storia di italico ''egoismo'' non deve meravigliare, ma certo non può giustificare meccanismi salvifici nei confronti di cinque persone - non interessa a che categoria o partito o movimento appartengano - che, a fronte di una crisi che ha messo in mezzo ad una strada centinaia di migliaia di italiani, hanno pensato bene di infilarsi nelle pieghe di un provvedimento per mettersi in saccoccia poche centinaia di euro. Loro che, al netto di quello che danno o dovrebbero dare ai loro partiti, restano ancora nella categoria dei privilegiati.

Un tempo si diceva che bisognava obbedire, oltre che alle leggi degli uomini, anche a quella del Signore (ma al termine ''Signore'' possiamo sostituire la legge della solidarietà o del rispetto, cambia poco). Ebbene questi cinque spericolati frequentatori di codicilli e glosse non hanno violato alcuna legge - si sono mossi, furbescamente, in quello che un provvedimento concedeva loro come a tutti gli altri -, ma di certo hanno dato prova di disprezzo nei confronti di chi ha sofferto, soffre e forse continuerà a soffrire per chissà quanto tempo.

Per loro, che hanno una indennità, che hanno una serie di benefit negati ai comuni cittadini, che possono pranzare con pochi euro, che hanno accesso a titolo gratuito a utenze che ad altri costano bei soldi, basterebbe il disprezzo della gente, che credo meritino non perché hanno preso soldi che, purtroppo, spettavano a loro, quanto perché lo hanno fatto in un momento tragico per il Paese, quasi che abbiano agito all'insegna del grilliano (non Beppe, ma il marchese del Grillo di Sordi) ''io sono io, e voi non siete un c....''.

Ma qui si apre un altro capitolo che è quello di come sia stato possibile che questo scempio abbia avuto modo di concretizzarsi. I cinque hanno trovato una fessura e vi si sono infilati, ma forse quella ''fessura'' non sarebbe dovuta esistere e qui la colpa è di chi ha elaborato lo schema del bonus da 600 a 1000 euro senza prevedere che, non fissando parametri economici e paletti, avrebbe fatto la fine del reddito di cittadinanza, la cui erogazione indiscriminata sulla base solo del reddito dichiarato ha creato quel che ha creato.

Forse sarebbe stato opportuno, se non necessario, inserire un tetto economico entro il quale potere chiedere il bonus; forse si doveva stabilire che ad esso potevano accedere alcune categorie, mentre per altre (le professioni) sarebbe stato necessaria una base documentale più accurata ed aggiornata, magari da incrociare con il reddito dichiarato e quello reale. Certo, belle parole, inutili mi verrebbe da dire, anche perché questa storia, al 99 per cento, si ridurrà nel classico ''bing'' silenzioso delle bolle di sapone.

Un po' di cenere sulla testa, il ''maltolto'' restituito e tutto, nel giro delle poche settimane che separano dalla ripresa dei lavori parlamentari d'autunno, sarà dimenticato. Anche perché il capo del partito di opposizione di cui farebbero parte tre su cinque dei ''poveracci'' del bonus nel giro di poche ore è passato dalla richiesta di dimissioni a quella di una ''ragionevole'' sospensione. Mi immagino quali sarebbero state le sue richieste se i reprobi fossero stati di altri partiti.
Come sempre, Grand'Italia.
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